Stampa analogica su scudi di cemento bianco
75 x 68 x 12 cm
2020
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Da temperare, ovvero miscelare nella giusta proporzione ignoto, perdita, irrazionale e tempo. Le quattro lastre convesse qui presentate sono scudo, sono specchio, sono metafora. Lo scudo sin dall’antichità è utilizzato come arma bianca, una protezione nelle battaglie contro i nemici, un emblema di protezione e di difesa: quest’ultimo aspetto era a volte enfatizzato dalla presenza di una superficie specchiante, in grado di costringere il nemico a guardarsi, a riflettersi, accorgendosi del lato più brutale della propria anima.
Lo scudo-specchio propone all’uomo di osservare il proprio io più intimo e nascosto, con le delusioni e ferite che lo frammentano e lo forgiano: l’ignoto, la perdita, l’irrazionale ed il tempo sono tematiche che spingono a tali riflessioni, disinnescando la stabilità che ingenuamente viene creata e costringendo l’uomo ad osservarsi intimamente.
La strada che si sviluppa verso il non conosciuto induce a meditazioni sulla sosta o sul moto, sull’abbandonarsi o sul ricercare. Il masso, simbolicamente piramidale e solo nel nulla, rievoca il senso di solitudine estrema dovuta alla perdita. Il cavallo, che è forza e istintività, passionalità e libertà, invita -o forse sfida- ad esserne i destrieri, per controllare e domare ciò che sfugge dal controllo e dalla razionale comprensione. Il mare, placido ma costantemente in movimento, è un riferimento all’inesorabile scorrere del tempo, in quel moto lento ma perenne di cui ci si accorge di rado, a volte con ansie e pentimenti.
Osservare, mediante metafore visive, aspetti che inevitabilmente scompongono la vita è un invito a rapportarne l’influsso con il proprio io, affinché la loro presenza non sia dannosa, bensì spunto di crescita e consapevolezza. Gli scudi si propongono dunque come mezzo di indagine, di conoscenza e di espiazione, che mirano a condurre là, forse verso se stessi forse verso l’altro.



